La Commissione spinge per una soluzione diplomatica per riaprire lo Stretto di Hormuz, dopo che i Paesi europei hanno respinto la richiesta del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di inviare una coalizione militare nell’area per fornire sicurezza alle navi dagli attacchi iraniani.
“La diplomazia è l’unica soluzione possibile per Hormuz. Lavoriamo con i partner del Golfo, con la Giordania, con l’Egitto ma anche con i partner di altre regioni”, ha affermato l’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, intervenendo al Parlamento europeo in audizione alla Commissione affari esteri (AFET).
Secondo Kallas, la crisi nello Stretto si inserisce in una strategia più ampia perseguita da Teheran, volta ad aumentare la pressione internazionale anche attraverso la leva energetica, in risposta agli attacchi lanciati da Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio. “L’Iran ha il suo piano, vuole far aumentare i prezzi dell’energia con una escalation delle pressioni. Non ci sono segnali di un rallentamento di questa guerra al momento, non sembra esserci una strategia di uscita. Questo vale per la guerra in Medio Oriente e anche per la guerra in Ucraina”, ha dichiarato l’Alta rappresentante davanti agli eurodeputati.
Nel suo intervento, Kallas ha anche preso nettamente le distanze dalla linea americana, chiarendo che i Paesi membri non intendono farsi coinvolgere nel conflitto. “Quella in Iran non è una guerra dell’Europa, non abbiamo iniziato noi questo conflitto, non siamo stati consultati e non sappiamo neanche quali siano gli obiettivi. Gli Stati membri non hanno nessuna intenzione di essere trascinati in questa guerra”, ha affermato.
Il rifiuto di sostenere l’operazione scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran che ha riportato la regione del Medio Oriente in un conflitto che finora appare senza via d’uscita ha riacceso lo scontro tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e i Paesi europei. Il tycoon statunitense ha infatti ricevuto un secco rifiuto alla proposta di una coalizione navale volta a mantenere la sicurezza dello Stretto di Hormuz bloccato dall’Iran in risposta agli attacchi. Martedì, Trump ha lanciato una nuova e dura critica all’Alleanza atlantica, affermando sul suo social Truth: “Non abbiamo più bisogno, né desideriamo, l’assistenza dei Paesi della NATO — NON NE ABBIAMO MAI AVUTO BISOGNO!”.
L’Alta rappresentante ha poi inserito la crisi attuale in un quadro geopolitico più ampio, sostenendo che tanto il conflitto in Medio Oriente quanto la guerra russa contro l’Ucraina derivano da uno stesso deterioramento dell’ordine internazionale. “Stiamo vivendo tempi turbolenti, c’è un legame tra la guerra di aggressione russa in Ucraina e il conflitto in Medio Oriente, sono il prodotto dell’erosione del diritto internazionale”, ha detto.
Kallas ha inoltre insistito sul fatto che le conseguenze della paralisi quasi totale di Hormuz non riguardano soltanto l’area del Golfo o l’Europa, ma hanno una portata globale. “L’impatto – della chiusura quasi totale – dello Stretto di Hormuz è sentito in tutto il mondo. Infatti, l’80%-90% del petrolio che passa per lo Stretto va in Asia, e i Paesi asiatici dipendono da questo passaggio.
Inoltre, il 54% dei fertilizzanti del Sudan passano da Hormuz, e se mancano i fertilizzanti quest’anno ci saranno carestie l’anno prossimo. Oppure, ci sono le derrate alimentari che attraversano Hormuz e vanno nei Paesi del Medio Oriente. Ha impatto anche – sul mercato – dei semiconduttori di Taiwan. Quindi, l’impatto è veramente globale”, ha spiegato.
[a cura di Simone Cantarini]

